
I due racconti di Bruce Chatwin qui proposti sono praticamente coevi: Il Volga è del 1984, e Sulle orme dello Yeti lo precede di appena un anno.Eppure sono due prose diversissime, per struttura, scrittura e intenzioni.Il primo è il resoconto di una crociera sul Volga compiuta nel 1982 insieme a un gruppo di anziani tedeschi, tutti combattenti sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale, che per qualche oscuro motivo volevano tornare a rivedere i luoghi della loro sconfitta.E tutto il racconto si dipana sul contrappunto costituito dalla memoria inquieta di quei tedeschi, scampati per caso alla morte e ora come smarriti e confusi di fronte al teatro della loro fortuna. Ma quel teatro sta ora cambiando rapidamente.Tutt’altra aria si respira in Sulle orme dello Yeti: aria di alta montagna, naturalmente, visto che Chatwin ci porta in Himalaya, per un’escursione nelle valli intorno all’Everest, a un’altitudine media che supera i quattromila metri.E col suo sherpa Bruce scherza sullo Yeti, il mitico enorme Uomo delle Nevi, metà uomo e metà bestia, considerato da quelle parti una specie di dio.Solo che lui, durante una “passeggiata”, mentre la moglie Elizabeth è intenta a osservare col binocolo i movimenti di un’anatra selvatica, scopre improvvisamente nella neve delle orme anomale: un piede umano, ma molto più grande del nomale…