
Un colpo di Stato, definito dallo stesso autore “racconto”, è del 1984, e narra il coinvolgimento di Chatwin in un poco chiaro intrigo africano: un aereo di mercenari forse atterra, o forse no, a Cotonou, capitale del Benin (l’ex Dahomey del Viceré di Ouidah), per rovesciare il vigente regime.L’esercito scende nelle piazze con poteri di polizia, e Bruce viene arrestato come mercenario, insieme ad altri europei.Vive così dall’interno la brutalità della repressione, la casualità delle incriminazioni, il sospetto che tutto nasca da un regolamento di conti interno alla corrotta classe dirigente locale. Ne uscirà, naturalmente, e potrà riprendere imperterrito le sue peregrinazioni per il mondo.Verità o fantasia? Non lo sapremo mai. Ma certo non dimenticheremo le atmosfere, i soldatacci, la sporcizia e la disperazione di quel povero stato africano, il rumore insensato degli spari, l’arroganza cieca di un raffazzonato potere che neanche sa bene cosa vuole. È un’“aura”, insomma, ciò che ci restituisce Chatwin. Ed è quell’“aura”, al di là di tutto, la più ferma garanzia di verità di quanto viene scrivendo.